Ariddu e i suoi ariddini in comizio a Leonforte

grilloleonforte

Bello battere le mani e ridere, ascoltare, fare sଠcon la testa, darsi di gomito e ““ magari ““ starsene comodi, nella pubblica piazza, sulla sedia portata da casa e poter dire: io c’ero.
Ero seduto su una sedia mia accanto al bar Macumba, ohimè chiuso. Colpa della crisi. C’ero al comizio di Beppe Grillo a Leonforte, al mio paese, non si poteva mancare all’evento e ho provato un sentimento d’orgoglio nel vedere quanto alta fosse la febbre comiziale, tutto il popolo arrivato in piazza Branciforti da ogni dove, per fare una folla grande come neppure Garibaldi, a suo tempo, poté avere quando si affacciò dalla balconata verso la valle del Crisa.
Festa di popolo, fu. Lo può testimoniare il busto del nostro amatissimo signore, il Principe Nicolò Placido Branciforti, assiso come un’ombra attonita e soave nella nicchia posta al centro della Caddivarizza, ovvero la Scuderia, puntualmente zoomato dalle telecamere delle televisioni venute apposta da Roma per fare il collegamento e magari anche disinformazione.
Siamo al cinquantasettesimo posto per qualità  d’informazione, non c’è libertà  di stampa, su un taccuino di una giornalista di costume scorgo una notazione sugli “abiti lucidi dei leonfortesi, puntualmente deformati dal dopopranzo” e le mise delle signore, “alcune modello Ferrero Rocher, altre direttamente Mon Chéri, a seconda del colore”, m’indigno con lei, le offro comunque la mia sedia e però, una cosa, a lei e a tutti, la devo dire: una folla cosଠè ancora più genuina perché qui, a Leonforte, non c’è bisogno di quel chiamaquaglie che è il tam tam della rete.

 

Non c’è meetup che tenga, neppure i telefonini funzionano in Sicilia, figurarsi Internet. E qui la gente, infatti, accorre ““ cala dal corso Umberto, urta gli alberi d’arancio ormai storditi da cotanto assembramento ““ in obbedienza alla popolarità  dell’ospite: “Ariddu, Ariddu c’蔝, laddove “ariddu” in lingua di Trinacria significa “grillo” e il marpionissimo comico si gode la bella piazza come la Madonna del Carmelo, nostra amatissima patrona, il 16 agosto accoglie i fedeli in processione.
C’ero al comizio e non mi potevo perdere tutto questo cinema. Ed è un modo di dire e significa che era un evento, quello, degno di accostarsi alla nostra presunzione perché, insomma, quale Catania, quale Palermo e quale Roma! Solo a Leonforte poteva venire Beppe Grillo e trovare degna accoglienza. Pure io mi sono spogliato di ogni uso di mondo e ho battuto le mani insieme a tutti i miei paesani che hanno saputo mettersi in circolo intorno a Francesca Nava, l’inviata di “Piazzapulita”, sfoggiando un’allegria di benvenuto che non poteva essere acidità  d’indignazione.
C’ero al comizio dell’antipolitica. Me lo sono goduto. Ho trattenuto con me Salvo La Porta, ex sindaco, sempre vizioso di politica, che non voleva saperne di restare ancora a sentire ““ “Grillo viene a cercare qui i buoi dopo che la stalla delle amministrative gli si è svuotata” ““ e ho ascoltato tutto quel catoniare (nel senso di Catone, il Censore) dell’ospite, venuto dalla sua Genova, per spolmonare contro Mirello Crisafulli, additato come la causa prima di tutti i guai della provincia di Enna, fanalino di coda di tutte le classifiche. Ultima in qualità , prima in tutte le disgrazie.

C’ero al comizio e mai c’era stato un comizio in quella piazza cosଠgrande e cosଠimportante. Accanto all’Ariddu c’era il candidato sindaco, Filippo La Legname, militare in congedo, eroe del Kosovo. Forse, è vero, ci voleva Giuseppe Tornatore in quel contesto un po’ tipo “profilo destro, profilo centro, profilo sinistro” ma Leonforte è certa di aver lasciato un ricordo indelebile all’Ariddo che è andato a chiudere la serata al Canalotto, il posto più bello dove mangiare e poi dormire. Nel seno accogliente della valle dove Monte Altesina è sentinella.
C’ero anche al Canalotto. Con occhi di gratitudine, ebbene sà¬, ho ammirato quel tavolo di dieci cittadini con il più cittadino di tutti, Grillo, tra loro. Hanno mangiato cipollata all’agro, frittata di fiori di zucchina, caciu all’argintera, tortino di carote e di patate, quindi casereccie con zucchine e tritato di carne, poi l’arrosto di vitello con patate, i bignè di ricotta. Hanno succhiato il sorbetto all’arancia e pagato ognuno la propria quota.
Parlavano come gli apostoli in assenza di Giuda, fitto-fitto e alla muta-muta. Hanno conservato la ricevuta e fatto gli auguri al candidato, il cittadino La Legname, già  pratico di guerra e, dunque, un poco stupefatto nello sguardo: tutto pigliato dalle bombe (che è, va da sé, un modo per dire intronato, intronato dalla responsabilità  politica che è pur sempre in tema di Sicilia ultima in qualità  e prima in tutte le disgrazie).

Pietrangelo Buttafuoco Da il IL FOGLIO QUOTIDIANO del 05/06/2013

 

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