Convegno sul problema carcerario avente il titolo Liberi nell’arte e nella cultura.

Nella sua villa di campagna, sita in contrada Cannolo in territorio di Nissoria, il poeta catanese Carlo Salamone, originario di Leonforte, terra cui è rimasto particolarmente legato, ha organizzato una conferenza dal titolo ” Liberi nell’arte e nella cultura” allo scopo di discutere ed approfondire il problema carcerario in Italia e della libertà  del poeta.

Ha svolto con efficacia la relazione introduttiva l’avv. Alessandro Di Stefano del foro di Nicosia, per il quale con lo sciopero della fame Marco Pannella ed i radicali hanno messo al centro dell’agenda politica il trattamento disumano della detenzione che colloca l’Italia agli ultimi posti nella classifica mondiale. Per tale professionista il sovraffollamento delle carceri italiane è in contrasto con il dettato costituzionale della sicurezza e della giusta pena ( art. 27), poiché, più che un luogo di rieducazione del detenuto, sono diventate una scuola di delinquenza.

Attualmente nelle 206 carceri italiane, in cui manca persino l’assistenza legale, sono rinchiusi più di 67 mila detenuti, quando per problemi sanitari ne potrebbero contenere non più di 43 mila. Di tali detenuti, 25 mila sono stranieri, per la maggior parte accusati del reato di clandestinità  previsto dalla legge Bossi-Fini. Di essi ben 11 mila devono scontare un solo anno di carcere. Gli ergastolani sono 1437 ed il 4% sono donne, 57 delle quali hanno con loro dei bambini. Nel 2009 nelle suddette carceri ci sono stati 72 suicidi, superiori a quelli avvenuti nei paesi dove è prevista la pena capitale della morte.

Il problema carcerario è talmente attuale, che allo sciopero della fame stanno partecipando alcuni custodi e direttori, che si sono resi conto della sua drammaticità . Per Di Stefano, il poeta Carlo Salamone, in quanto già  maestro nel carcere di Piazza Lanza di Catania, è nello stesso tempo censore e divulgatore della situazione carceraria. La sua umanità  e sensibilità  cristiana, lo ha portato a denunciare il carcere come luogo di tortura, che non riabilita, né educa, ma fa a pezzi i detenuti e quello di Piazza Lanza, in quanto strumento primitivo e barbaro di violenza, è tra più disumani del Meridione. A Salamone va il merito di aver raccolto tante poesie di carcerati che poi l’editore Antonello Longo ha pubblicato in due raccolte del 2003 e del 2005. Le poesie dei reclusi, scritte per lo più da persone elementari, per tale editore, esprimono il senso di colpa per il male fatto, la negata intimità  all’interno del carcere e sono un urlo cosmico di persone che hanno perso la speranza. La proposta del poeta Carlo Salamone di abolizione delle carceri per Longo è provocatoria, in quanto vuole ricordare che la pena non deve essere vendetta, in questo caso è un fallimento, ma utile al reo per essere utile alla società . Ognuno di noi deve fare in maniera esemplare e bene il proprio mestiere e può farlo anche con la poesia. Il poeta è un uomo tra uomini, sensibile a guardare l’uomo nel reo.

In questo senso l’urlo del poeta diventa il motivo più forte di speranza. I libri di poesie di questi carcerati servono in quanto hanno fatto piangere l’uomo duro ed esprimono la speranza in un cuore redento.

Durante la riuscita serata, la dott.ssa Rosaria Camiolo ha letto, accompagnate da musiche di sottofondo eseguite dal maestro Paolo Lo Pumo, alcune poesie di detenuti, quali “Solitudine”, ” Il mio mondo”, “Il bilancio della vita”, “La mamma”,” Madonna”.

Carlo Salamone, invece, ha declamato alcune poesie di reclusi, tra cui “Vattene via”, “Carcere”, “Ed io vivo”, “In cella”, “Quei volti”, “Il tempo”, “A mio padre” , “Il coraggio di cambiare”, ed alcune dell’ultima sua raccolta ” Non sono tuo padre” del 2009, quali “ Non sono tuo padre”, ” Ombra”, ” La mia barca”, ” Disdegno”, ” Questo è mio padre” ” Attesa”. ” Ieri ed oggi” e ” Il cretino”.

Giuseppe Sammartino.

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