La lettera delle dimissioni dell’Assessore Salamone

Riportiamo la lettere delle dimissioni dell'Assessore Salamone:

Sentirsi chiedere, dopo circa quattro mesi dalle avvenute elezioni, da esponenti del PD e dell’opposizione se rispondesse al vero che sarei stato presto sostituito, cosa che si sussurrava in tutto il paese, non fa certo piacere e non mette un assessore nelle condizioni migliori di lavorare serenamente e proficuamente. Ed anche Lei, in occasione dell’incontro della Giunta con la cittadinanza, in piazza Quattro Novembre, un anno dopo parlò della possibilità di rimpasto all’interno della Giunta. Sono stati pubblicati due articoli sul Breviario, nell’ultimo dei quali, “Cambio di assessori a Leonforte”, si ventilava la possibilità di rimpasto; io non credo assolutamente a queste Sue intenzioni, ma, se vere, il mio giudizio nei Suoi confronti non sarebbe molto lusinghiero. Dato che, da un incontro preelettorale avuto con Lei, non si discusse affatto di un mandato a termine. Diceva San Bernardino da Siena nelle Prediche Volgari che “ Colui che parla chiaro, ha chiaro l’animo suo”. E chiarezza avrebbe dovuto usare Lei, signor Sindaco, nei miei confronti, ma forse immaginava che se mi fosse stata prospettata una simile ipotesi, avrei deciso di non accettare, in rispetto, anche, al volere di quei cittadini che hanno visto la mia presenza, e non solo mia, come garanzia di trasparenza e onestà. Se dicessi, però, che le mie dimissioni sono dovute a questa spada di Damocle che pende sulla mia testa, direi una menzogna. I motivi di questa mia decisione sono di ben altra natura. Ho avuto la sensazione che un piano strategico sia stato predisposto nei miei confronti: bisognava fare in modo che l’assessore Salamone non “producesse” o producesse il meno possibile per spingerlo alle dimissioni o per giustificare un’eventuale sua sostituzione. Avrei dovuto presentare le dimissioni quando ho avuto sentore dei giochetti in atto, anche perché non sempre ho condiviso le scelte della Giunta, ma è nella natura umana sperare ed io ho sperato che qualcosa cambiasse. Ho continuato invece ad assistere ad “invasioni di campo” a 360° gradi per cui molti compiti, di esclusiva pertinenza del mio assessorato, erano affrontati da altri, anche se in buona fede. Sono sicuro che qualsiasi conquista non è frutto del singolo, ma del gruppo, quando però è il gruppo a volerne la realizzazione , e non un numero ristretto di assessori. Mi è parso, a volte, che non fosse l’interesse dei cittadini al primo posto, ma l’interesse personale, e questa logica è molto lontana dalla mia formazione morale e civile. So, signor Sindaco, che sono un uomo “fuori moda”, ma non è facile alla mia età cambiare mentalità e adattarmi a quella di chi è più propenso al compromesso e so anche che l’onestà è un lusso che solo i galantuomini possono permettersi. Certo avere un partito dietro le spalle rende facili alcuni meccanismi che impediscono al senso di colpa di farsi sentire troppo: la “giustificazione morale”, nella quale si fa appello a scopi etici e morali superiori ( in relatà insesistenti o ben miseri ) e la “diffusione della responsabilità” in cui la colpa di tutti non è colpa di nessuno. Vorrei, invece, richiamarVi oggi alla Vostra responsabilità individuale e al Vostro acconsentire a decisioni immorali come l’usare il buon nome e la reputazione di una persona per ottenere più voti possibili, per, poi, rovinare quello stesso nome tacciandolo di poca operosità da Voi stessi causata e creata. Due esempi per tutti: la proposta da me avanzata in Giunta, riguardante il censimento dei passi carrabili per permettere al Comune di incassare da settanta ai centomila euro; la predisposizione della “Carta del decoro urbano” distribuita a Lei e a tutti gli assessori, carta che ritengo indispensabile per sensibilizzare e migliorare i comportamenti individuali e collettivi al fine di far crescere una sempre più forte cultura civica.
Oggi, riesco a spiegarmi perché molte persone non partecipano alla vita politica: perché non vogliono scendere a compromessi con la coscienza, perché non possono fare i don Chisciotte contro chi ha alle spalle un gruppo che detta le linee e cura gli interessi dei propri sostenitori e perché le idee dell’intruso non valgono mai quanto quelle degli altri; e tutto ciò e altro ancora ti relega in un tormentato silenzio. Mi dimetto per motivi di salute: l’isolamento, il senso di inutilità, l’impossibilità a contribuire al miglioramento del mio paese hanno determinato il deteriorarsi delle mie condizioni fisiche, mi dimetto perché non ho interessi personali e familiari, perché mi è stato reso difficile portare avanti quelli della cittadinanza, e perché non voglio accettare ciò che non condivido. Ringrazio quanti mi sono stati vicini in questo difficile compito ed auguro ai componenti della Giunta e a tutti gli Assessori di lavorare con il massimo impegno, scrupolo ed onestà.

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