I picciotti e garibaldi

enzobarberaSi è parlato è scritto sui picciotti leonfortesi che seguirono Giuseppe Garibaldi, dopo il suo breve soggiorno (15 e 16 agosto 1862) nel secentesco Palazzo Branciforti di Leonforte, ma mai, forse, si erano fatti i nomi di quei giovani, compreso il pittore Filippo Liardo. Facendo delle attente e precise ricerche, difatti lo storico leonfortese Enzo Barbera si è fatto carico di questa incombenza. Citando lo scrittore Giuseppe Cesare Abba, autore di “Noterelle d’uno dei Mille”, con la 15^ Divisione, guidata dal Generale Stefano Turr, proveniente da Palermo, avviata a Catania, e la colonna garibaldina, già  formata da 400 unità , attraversare il fiume Crisa, accolta festosamente a Leonforte.
«Qui – racconta Barbera – in tanti si diedero da fare per procurare dei viveri, ci fu anche chi rubò dei muli per darli ai garibaldini, ma soprattutto in tanti vi si aggregarono. Voglio ricordare alcuni giovani della buona borghesia che avevano partecipato ai moti antiborbonici del 1848-1849: Alfonso Maria Capra, Diego Franco Scrima, Gaetano Longo Valenti, Liborio Parano, Gaetano Graziano. Fra le camicie rosse provenienti da Palermo c’era anche il pittore Filippo Liardo che aveva partecipato alla conquista di quella città , disegnando le gesta dell’ “eroe dei due Mondi”, Liardo era un fedele soldato, tanto che, dopo la battaglia sul Volturno venne promosso ufficiale. Egli mori nel 1917 ad Asnières (Parigi) in povertà . Ai garibaldini, da Leonforte, si aggregarono anche tanti “picciotti” che videro la possibilità  di migliorare la loro condizione socio-economica e fra loro c’era un povero cristo detto “Mangiaracina” che piace immaginare fosse di Leonforte».
Un altro personaggio legato alla spedizione dei Mille, fu lo svizzero Alexandre Chentrens, il quale si era trasferito da tempo a Leonforte, in quanto vi aveva sposato una bellissima giovane locale e vi aveva impiantato un’officina meccanica. Chentrens, essendo molto amico di Alexandre Dumas, il quale si era aggregato a Garibaldi a Palermo per descriverne le gesta, lo raggiunse per fornire al liberatore molte bombe e anche un cannone di legno, formato da doghe di legno duro: Garibaldi lo adoperò finché l’aggeggio non andò in mille pezzi. Riprende Barbera: «Tanti sono i segni che legano Leonforte a Garibaldi (la Porta d’accesso alla città , la via del Cassero, la più importante dell’antica città , la statua di un famoso scultore, il monumento nella villetta comunale, la lapide commemorativa nella facciata del palazzo Branciforti. E si riferiscono tutti alla sua visita del 15-16 agosto del 1862, al passaggio della colonna garibaldina dei Mille da Leonforte. Ma se non fosse stato per Giuseppe Cesare Abba, forse non avremmo avuto nessun documento». A completamento, però, dobbiamo citare l’avvocato leonfortese Alfonso Passarello, il quale scrisse un melodramma in cinque atti dal titolo «La liberazione di Sicilia», in cui scrive del clima patriottico di quel tempo, con parecchi riferimenti al passaggio di Garibaldi da Leonforte.
Carmelo Pontorno da La sicilia del 16/07/2010

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