Il rispetto dell’altro nell’amore e nella morte per il tanatologo Francesco Campione.

 

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Francesco Campione

Sabato 15 maggio 2010, a Leonforte, nella chiesa Madonna del Carmelo, organizzato dalla FIDAPA, si è svolto un incontro sul tema ” Il rispetto dell’altro nell’amore e nella morte ” con relatore il leonfortese Francesco Campione, medico-psichiatra e tanatologo di fama internazionale.

Dopo la presentazione e i ringraziamenti di rito, la docente di Filosofia, prof.ssa Rosaria Sciuto, nella qualità  di Presidente della FIDAPA di Leonforte, ha fatto presente che il tema dell’incontro rientra nel ciclo degli incontri indetti per il biennio 2009/2011 sul tema nazionale ” Il rispetto, alla ricerca di un valore perduto “, secondo i percorsi della moralità , della legalità , della cultura. Il prof. in pensione Enzo Barbera, poeta e storico leonfortese, legato al relatore da vincoli d’amicizia e di parentela, ha scritto e letto un corposo curriculum vitae sull’illustre cattedratico, di cui qui se ne riporta un ampio stralcio: ” Campione nasce a Leonforte il 3 aprile 1949 e da giovane studente del Liceo Classico Nunzio Vaccalluzzo ha come passatempo preferito, oltre agli studi, il passeggiare nelle lunghe sere d’estate con gli amici lungo il corso Umberto, che è il pulpito per le sue disquisizioni di filosofia, di storia e di politica. Le sue innumerevoli letture, il suo argomentare compiuto, il suo modo convinto di parlare, lo vedono vincitore nelle diatribe con i compagni di passeggio che cosଠhanno il modo di impiegare fruttuosamente il loro tempo libero.

Completati gli studi medi superiori, nel 1967 si trasferisce a Bologna, iscrivendosi alla facoltà  di Medicina, una scelta dettata da un’innata vocazione d’aiuto verso il prossimo, laureandosi con il massimo dei voti nel 1973. Si specializza nella psicologia sperimentale, convinto che il medico deve arrendersi alla morte del paziente che deve ineluttabilmente aiutare a morire, piuttosto che a salvarsi. Per lui è una folgorazione: avrebbe dedicato la sua vita ad aiutare le persone a morire, recuperando in tal modo la sua vocazione d’aiuto, restando inevitabilmente psicologo. Comincia, allora, a studiare da tanatologo, leggendo tutto quello che c’è da studiare sulla disciplina. Nel 1980, a seguito dei suoi studi, esce il volume I dialoghi sulla morte, il primo libro di Tanatologia italiano nel senso proprio del termine. Nel 1984 partecipa al congresso di Versailles ove sono presenti tutti i rappresentanti della tanatologia mondiale, nel corso del quale comprende la complessità  del mondo tanatologico e dei rapporti culturali che vi si possono riconoscere, che la morte è un tabù e il lavoro del tanatologo è quello di sconfiggerlo. Francesco Campione è autore di numerose pubblicazioni, alcune delle quali sono pietre miliari della Tanatologia. Attualmente è docente al Dipartimento di Psicologia di Bologna, dove insegna Psicologia Medica e Psicodiagnostica. E’ direttore del master universitario in Tanatologia e Psicologia delle situazioni di crisi e di Zeta, rivista di documentazione e ricerca sulla morte e sull’amore. Fonda e dirige la Scuola di Formazione alla Psicoterapia sulle situazioni di crisi, separazione e lutto e l’Istituto di Tanatologia e Medicina Psicologica ed è leader nella formazione tanatologica in campo sanitario.”

Per il Sindaco di Leonforte, dr. Giuseppe Bonanno, il tanatologo Francesco Campione è una figura illustre che ha trovato professionalmente una sua dimensione internazionale. Il prof. Francesco Campione, nell’introdurre il tema dell’incontro, ha detto che il vero rispetto è rispettare l’altro, riconoscerne il valore e la dignità , stargli semplicemente di fronte, senza fargli del male, senza violenza alcuna. A suo dire la saggezza popolare ci soccorre, giacché si rispetta chi ci rispetta: ” ù rispittu è misuratu, cu lu porta, l’avi purtatu “.

Per il tanatologo Campione le forme di rispetto più comuni sono due: il rispetto per la paura dell’altro e il rispetto che nasce dalla complicità  e dalla responsabilità . Si rispetta, infatti, il potente, il più forte, per paura e perché ci conviene rispettare. Poi è facile rispettare coloro con cui si è complici o si condividono le responsabilità , che non si rispettano per il valore che hanno in sé o per averci rispettati. Per il prof. Campione le fonti del rispetto sono tre: il rispetto per noi; la paura di rispettare il potente; l’amore degli altri per noi, l’amore, cioè, di chi ci ama senza condizioni( l’amore della mamma è tipico). Il rispetto, però, cambia nel modo di rapportarsi agli altri, nelle situazioni cruciali dell’esistenza quali il nascere, il godere, il soffrire, il desiderare, oltre che nell’amore e nella morte. Nel rispetto è importante “sentire ” che l’altro mi rispetta e che io rispetto. Nel rispetto per noi, l’altro è rispettato se è assimilabile a noi stessi, se è un altro dentro di me e simile a me. Se nasce dalla paura, il rapporto con l’altro si conosce dalle sue azioni e attraverso le conseguenze di esse. L’altro è un mezzo, uno strumento dei nostri desideri. Solo il terzo caso, è il vero rispetto: l’altro è un altro da conoscere, che tiene sempre conto di te, che ti può fare bene o male, ma resta sempre un altro. Nel primo caso, si ha l’incontro con se stessi; nel secondo caso con un mezzo; nel terzo caso è l’incontro con un altro che resta sempre tale.

Le conseguenze di questo rapporto sull’amore: nel primo caso, l’altro lo riconosco come colui che mi rispetta e mi fa sentire me stesso, ami, cioè, l’altro come te stesso; nel secondo caso, ami il prossimo tuo pensando a te stesso, dai per avere, è un amore che si scambia; nel terzo caso, ami l’altro perché hai il piacere di farlo felice, ami il prossimo in quanto se stesso, un rapporto affettivo senza calcolo, un donarsi, cioè, disinteressato. Le conseguenze di questo rapporto sulla morte: si muore per poi rinascere; la vita è desiderabile finché serve a qualcosa e, nel terzo caso, prima viene la vita dell’altro poi la nostra, perché con la nostra morte non muore tutto di noi ma resta in vita un altro che noi amiamo e nel quale continua la nostra esistenza.

Alle domande del prof. Salvo La Porta sulla rappresentazione della morte, dello psicologo Angelo Parisi su qual è la nostra libertà  nel rispetto, del rag. Salvatore Manuele su come va inquadrato il suicidio, del prof. Giovanni Sammartino sull’atteggiamento da tenere di fronte al malato terminale, del parroco Salvatore Santangelo sull’amore cristiano come dono gratuito, della prof.ssa Tina Sciuto sull’eutanasia, della prof.ssa Maria Algozino sul caso Luana, del prof. Basilio Varveri sulle tecniche e sulle arti che si utilizzano per i moribondi, di Rosaria Sciuto sulla morte come ignoto e non come nulla, il prof. Francesco Campione ha risposto in maniera convincente ed esauriente come ampiamente dimostrato, alla fine della dotta relazione, dal lungo e caloroso applauso del numeroso pubblico intervenuto.

 

Giuseppe Sammartino

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