La bella società , due fratelli nella Torino del terrorismo

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di CLAUDIA FERRERO
TORINO. Dalla Sicilia degli Anni Sessanta, quella arcaica, dura, agricola e poverissima, alla Torino dei Settanta: lotta operaia, licenziamenti, cortei, terrorismo e vittime. E poi di nuovo giù, Sicilia inizio Ottanta, tra le barricate dei braccianti che chiedono salari più alti e che si ribellano alla mafia.

C’è l’Italia che cambia e c’è una grande illusione che muore nella storia di Giorgio e Giuseppe, due fratelli di un paesino sulle colline di Enna che si spingono al Nord, fino a Torino, per un’operazione agli occhi. Ma siamo negli anni di piombo e il primo incontro che faranno sarà  quello con una città  sfigurata dal terrorismo. Dopo i ciak siciliani, inevitabile che il set sabaudo de La bella società  che il regista Gianpaolo Cugno sta girando per la Globe Films, risuoni di colpi di pistola. Sono quelli che un terrorista travestito da agente di polizia spara contro un dirigente della Fiat, uccidendolo. E’ il riferimento a un fatto di cronaca di quegli anni, cosଠcome poco dopo compariranno anche i cortei di metalmeccanici, ma non è che lo sfondo, necessario, su cui si muovono i protagonisti: l’agguato riesce a metà , la segretaria del dirigente riesce a fuggire e a nascondersi nella casa di ringhiera dove alloggiano i due fratelli siciliani. Da quel momento le loro tre vite saranno inevitabilmente legate. La bella società  è un film corale, fatto di tante microstorie «di uomini non illustri» (sono tutte vere), che scorre lungo vent’anni, tra Sud e Nord. «Trasuda di neorealismo – dice il produttore Pietro Innocenzi (Salvatore Giuliano, Il prefetto di ferro, Palermo-Milano solo andata) -, un neorealismo rivisto con gli occhi di oggi, ma carico delle stesse atmosfere del tempo». La pellicola sarà  nelle sale nel 2009 distribuita da Medusa. Eccoli, allora, gli «uomini comuni»: Raoul Bova, impresario cinematografico che si innamora della bella popolana Maria Grazia Cucinotta, giovane vedova in versione ciociara, alla Sofia Loren per intenderci; Giancarlo Giannini, farmacista di paese anche lui infatuato della vedova; i figli di lei, Marco Bocci e Davide Coco, gelosi di questo amore; il loro amico più caro, Enrico Lo Verso, ricco studente fuoricorso. Nel loro destino: un incidente con la polvere da sparo mentre preparano delle cartucce per andare a caccia; un viaggio della speranza a Torino per far riacquistare la vista a uno dei fratelli rimasti feriti dall’esplosione; una donna in fuga testimone dell’attentato terroristico, Simona Borioni, che cambierà  la vita dei protagonisti. «Da ogni personaggio si potrebbe ricavare un film a parte – spiega il regista Gianpaolo Cugno -. Sono tutte storie raccolte negli anni da me e da Innocenzi, quindi legate tra di loro da un destino comune a cui, anche se volessero, i miei personaggi non potrebbero sfuggire. E’ un film duro, ma pieno di realismo poetico. E poi c’è lo sguardo sul nostro Paese: La bella società  del titolo non è nient’altro che una grande illusione andata in frantumi». Nel cast anche Anna Safroncik, Alessandro Malia e Pio di Stefano. Nella Torino dei Settanta rivivono i pantaloni a vita alta e a zampa d’elefante, le camicie beige aderenti e le giacche strizzate con i revers a punta. In strada ci sono parcheggiate Fiat 131 e Cinquecento. «E’ la parte più divertente del nostro ruolo – raccontano Marco Bocci e Davide Coco, i fratelli Giorgio e Giuseppe del film, classe 1978 e 1970 -: vogliamo mettere lo stile di questi abiti, che non abbiamo mai potuto indossare….». «Scherzi a parte, – dicono Bocci e Coco – noi rappresentiamo un certo tipo di fatalismo tutto siciliano. Quello che di fronte all’ipotesi di un licenziamento fa dire: “Non importa, ci accontentiamo, tiriamo avanti”. Gli avvenimenti di Torino ci cambieranno invece nel profondo, tanto che i due fratelli porteranno un po’ di questo nuovo vento di cambiamento anche nella loro terra, la Sicilia».

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