Leonforte. Ancora Bibliotecando estate

Mariangela BiffarellaLeonforte. Domenica sera, “cummigliati” nell’antro della villa Bonsignore, i paladini della cultura tavachina si sono mossi per ragionar di Scirocco, il romanzo di Mariangela Biffarella vincitore del premio Bukowski 2014. “Partorà¬, in un limpido mattino di ottobre”¦” Il dialetto per diletto e l’italiano cronachistico, la società  e l’individuo, la “vanedda” e la casa, la ricchezza più ostentata che reale e la dignità  del lavoro nei campi: arsi e ingenerosi di Cannolo, terre paesane trasportate in quel di Mistretta/Leonforte o la Sicilia tutta. Sono questi gli antipodici argomenti che hanno offerto il destro alla poliedrica Giovanna Maria, questo il canovaccio di Sandro Rossino e queste le parole che hanno abitato Rosaria Camiolo, Angela Riggio e Ignazio Vanadia che ha fatto la copertina del romanzo: Case stupefatte cercano il sole. Case donne, case come archetipiche forme, che stringono in un mortifero abbraccio chi non vuole librarsi al di sopra dei loro tetti. Teresa è zoppa ma è anche orgogliosa e si fa “masculazzu” per necessità  e non manca di augurare a sua figlia un futuro di indipendenza e libertà . Libertà  dai pregiudizi e dalla pochezza di chi nell’altro vuol vedere solo un ruolo e non una irriducibile diversità . In Scirocco si ride con la Milanese: un donnino “tutta scocche e maniglie” che scesa dal continente pensa di poter sfidare lo sguardo libidinoso degli statici “circolanti”. Contadini o nobili decaduti, tutti accomunati dal pensiero della femmina da possedere per potersene vantare. Altri tempi certo, ora tutto è mutato soprattutto a Leonforte. Gli uomini in Scirocco ci sono e sono predatori ma anche teneri, infaticabili padri come il padre di Mariangela, a cui il romanzo è dedicato e squattrinati posatori da fotoromanzo, sono i figli di una società  maschilista che arranca a declinare al femminile le possibilità  esistenziali da maschio. In Scirocco ci sono le comari, le zitelle e le pettegole. C’è la Sicilia bedda insomma che con poche parole e con lento parlare affascina sempre e ammalia e cunta per il piacere di cuntari.

Gabriella Grasso

Fonte: Vivienna.it

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