Leonforte: la ruota degli esposti

ruota espostiLeonforte. L’Università  popolare lunedଠsera ha celebrato la giornata internazionale contro la violenza sulle donne con una lezione sui figli della ruota, perché dietro ogni bambino abbandonato c’e una donna offesa nel corpo e nell’animo, ieri come oggi. Oggi questo fenomeno riguarda soprattutto le migranti clandestine, corpi da sfruttare e vite anonime senza possibilità  di assistenza e aiuto. La Sicilia contò migliaia di abbandoni nel periodo delle carestie e delle guerre. L’abbandono era sempre conseguenza di un abuso: del padrone, dei frequentatori di bordelli ma anche dei preti sulle perpetue o degli errori a cui non si poteva “riparare”. Nel libro del 1982 di Franco Calcaterra, La strage degli innocenti- Paternò 1600-1900, è documentato che dal 1610 in poi durante le carestie, le pestilenze, le alluvioni continue e innumerevoli, il livello d’abbandono raggiunse il 10% dei nati, mentre normalmente era del 4%. Fu sotto la dominazione spagnola che si istituଠla RUOTA che avrebbe dovuto salvare da morte certa i neonati, lasciati sulla soglia di chiese e conventi. Al bambino deposto nella ruota seguiva il suono di una campanella che allertava il monaco o la suora, come la cinematografia ha spesso raccontato. Leonforte ebbe dopo il sisma del 1693 una ruota, montata alla Batia dal barbiere cerusico, giurato per l’igiene e la salute pubblica, Vittorino Caccamo adibito pure ai salassi e alla estrazione di molari e calli. La ruota come il monastero ebbe però vita breve già  con Nicolò Placido II nel 1714 si isterilà¬. Nel 1778 il principe Ercole stipulò per ovviare ai disservizi createsi un accordo con il “reclusorio del Santo Bambino” di Catania, che accoglieva le gravide irregolari avvalendosi dell’aiuto delle ree pentite, spesso meretrici desiderose di espiazione . Successivamente fra il l’800 e il 900 i leonfortesi si recarono a Nicosia per lasciare e prendere i trovatelli: braccia per i campi o aiuto in casa. Spesso fonte di reddito per il sussidio che seppur misero serviva all’intera famiglia. “Muli” erano detti i projetti/buttati, dai paesani. Figli di N.N. nomen nescio: nome ignoto, creature da sfruttare e vendere per i più biechi motivi. Trovato, Esposito, Di Dio, Proietto, Leonforte, Di Leonforte e Ferragosto furono i cognomi più usati per i bambini battezzati dai chierici preposti all’atto. Sempre dal Calcaterra la professoressa Maria riporta un dato che fa presupporre l’uso di “bullare”, ossia marchiare i piccoli fino al 1771. La marchiatura fu sostituita solo dopo questa data da una medaglietta con numero di matricola, onde evitare omonimie e scambi, comunque e sempre frequenti. I bambini erano dunque cose: merce da usare e vendere tanto alle nutrici quanto alle balie che per i loro servigi venivano pagate a cottimo, ma anche il baliatico era delle miserelle, non raramente madri degli stessi abbandonati. Le guerre e la povertà  mietono vite al fronte ma anche fra i civili, sempre. Le ruote nel territorio italiano vennero abolite nel 1923 dal governo Mussolini e sostituite con istituti di cura e educazione. A Leonforte nel 1907 nacque un orfanotrofio per volere della sig. Rosalia Lo Gioco. Dall’uditorio, a questa punto della lezione, si levano delle voci sulle verginelle dell’orfanotrofio: bambinelle zitte e composte usate per addobbare la dipartita dei ricchi paesani e più ricco era il morto e più verginelle aveva appresso. A conclusione della lezione si è letto un passo del Mongitore dallo scritto “Della Sicilia ricercata nelle cose più memorabili” Palermo 1743. Accadde a Leonforte un fatto cosଠeclatante da superare i confini paesani e giungere fino a Palermo. Un parto, un parto mostruoso si registrò a quel tempo. Un essere immondo che nella fantasia popolare era dotato di segni luciferini e bestiali, frutto certo di accoppiamenti illeciti, contro natura. Esorcismi, benedizioni e riti si consumarono a iosa per mondare l’aria, cosa ne fu del deforme, cosa ne fu della donna che lo partorଠnulla si dice e a noi rimane da pensare solo alla malasorte di una disgraziata, colpevole di aver dato alla luce un bambino “sbagliato”.

Gabriella Grasso

Fonte: Vivienna.it

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