Leonforte: Oggi ਠtempo di spazzatura d’autore


Leonforte. Oggi è tempo di spazzatura d’autore. Un territorio infestato di “cose”, scarti di civiltà sotto il sole di Sicilia, potrebbe essere il titolo di questo nuovo capitolo di indagine giornalistica. Il progetto di Sicilia Misteriosa, che Vivienna ha adottato per una più attenta analisi del tema rifiuti e ambiente ambisce alla bellezza, al recupero di un’isola che non c’è e Alberto Maria con il suo “non parco urbano a Leonforte” contribuisce a completare un quadro cupo, ombreggiato di silenzi e distrazioni, di imprecazioni e disattenzioni, sconcezze e quotidianità. Oggi è tempo di discariche abusive a cielo aperto, soprattutto con materiale RAEE, eternit, scarichi edilizi, gomme d’auto e oli, “cose” sparse per tutto il territorio circostante Leonforte: a Scannaso, ai Pianetti, a Ponte Valentino, all’ultimo tratto della linea ferroviaria Dittaino – Leonforte e ovunque. La domanda è: “ PERCHE’?” O anche “cui prodest?” E’ possibile bonificare? E’ possibile riciclare? E’ possibile far partire, non solo sulla carta, la differenziata? Le condizioni del territorio sono sotto gli occhi di tutti, ma c’è chi guarda e passa e c’è chi guarda e soffre per ciò che vede. Sergio Rossino, dell’associazione culturale Entroterra, ha contribuito alla localizzazione di molti siti e di troppe incurie.

Cosa sono i rifiuti elettronici.
I rifiuti elettronici (ed elettrici) sono ciò che rimane di apparecchiature che per un corretto funzionamento hanno avuto bisogno di correnti elettriche o di campi elettromagnetici e che sono state progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1.000 volt per la corrente alternata e a 1.500 volt per la corrente continua. Non necessariamente questi rifiuti vengono scartati quando non sono più funzionanti, specialmente se si tratta di materiali elettronici, per i quali la tecnologia avanza a passi da gigante giorno per giorno rendendo obsoleto del materiale anche con appena pochi mesi di vita!
Vengono comunemente denominati con l’acronimo RAEE (Rifiuti da apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) o con il termine e-waste, derivante dall’inglese Waste of electric and electronic equipment (WEEE). Si distingue tra RAEE derivanti da:
§ Grandi elettrodomestici;
§ Piccoli elettrodomestici;
§ Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni;
§ Apparecchiature di consumo;
§ Apparecchiature di illuminazione;
§ Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali fissi di grandi dimensioni);
§ Giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero;
§ Dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati ed infetti);
§ Strumenti di monitoraggio e controllo;
§ Distributori automatici.

Nei prossimi quindici anni la crescita di questi rifiuti crescerà inarrestabilmente. I rifiuti di computer, telefonini e altre apparecchiature elettroniche di largo consumo potrebbero più che raddoppiare nei prossimi quindici anni, se lo smercio di questi prodotti nel mondo proseguisse ai ritmi attuali, passando da 6 milioni di tonnellate censite nel 2010 a 15 milioni di tonnellate nel 2025. Un ammasso di mondezza in grado di riempire un immaginario cubo di 2,5 km² di superficie e di raggiungere l’altezza di un edificio di 26 piani. A queste conclusioni giunge il rapporto “Electronics Recycling and E-Waste Issues” di Pike Research, società statunitense di consulenza e di ricerche di mercato, che considera un aumento del volume totale degli oggetti tipici dell’elettronica di consumo. Malgrado le iniziative da Bruxelles per promuovere i rifiuti come risorsa preziosa questi sono gettati dove capita o spediti via mare in Asia e verso le economie in forte espansione. Portiamo in Cina, India e Indonesia sopratutto plastica, vetro e carta e non solo, come spesso viene denunciato, materiali pericolosi e rifiuti elettronici. Dal 1995 al 2005 le esportazioni di carta da macero sono passate dagli 1,2 milioni di tonnellate ai 7,8 milioni di tonnellate e nella sola Cina si è passati da 0 tonnellate a 4,5 milioni di tonnellate; le esportazioni di rifiuti di plastica sono aumentate da 0,2 a 1,6 milioni di tonnellate, di cui la metà finiscono in Cina e a Hong Kong.Per quanto riguarda i metalli portiamo in Cina acciaio, rame, alluminio e nickel. Tuttavia, più materiali sono esportati sotto forma di rifiuti elettronici, come telefoni e computer portatili. Le esportazioni di rottami di ferro e acciaio sono aumentate di 6,7-8,1 milioni di tonnellate, mentre le esportazioni di rame, alluminio e nickel dall’UE dei Venticinque ha raggiunto quasi 1,6 milioni di tonnellate nel 2005.

Ma perché l’Europa rinuncia a tenere in casa propria i preziosi rifiuti? Per molti motivi e sopratutto economici, nonostante la politica ambientalista europea punti alla dismissione progressiva delle discariche, a una maggiore tassazione degli inceneritori e a un forte sostegno della raccolta differenziata. Ma il riciclo costa e tanto. L’opzione molto ipocrita per la verità è scegliere di inviare i rifiuti in quei paesi dove le norme ambientali e sanitarie per il riciclo sono più flessibili e il costo del lavoro è sensibilmente inferiore. Non solo: in Cina e in molti altri paesi asiatici le importazioni di rame e rottami sono esenti da tasse e il costo del trasporto via mare è considerevolmente basso. Riferiesce l’AEE, l’Agenzia europea dell’ambiente che spedire un container dalla Ue a Hong Kong costa 500 euro. Nel 2004 The Guardian annunciava il crack dell’economia europea a causa dello scialo insensato di materie prime: Ostacolare il riciclo locale delineerà rischi per la società europea, tra cui la bancarotta. Riciclare acciaio richiede il 95% di energia in meno che se fosse prodotto ex novo da bauxite vergine.

Fonte: Vivienna.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *