Le chiese

CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMELO

Chiesa del Carmelo Questa caratteristica Chiesa ubicata accanto la famosa fonte, quasi a volerla impreziosire con la sua presenza, esisteva ancor prima che fosse fondata Leonforte. Abbiamo, infatti, testimonianza che nel periodo precedente il 1610, data di fondazione della città , veniva celebrata messa dai monaci Carmelitani scalzi di Assoro. Nel 1651 venne restaurata e ingrandita su commissione del principe fondatore N. Placido Branciforti, cosଠcome rileva anche l’iscrizione che si trova sulla porta grande d’ingresso. Di stile neoclassico presenta esternamente una facciata lineare marcata da lesene cantonali e campanile ad alzata. Sul finire del “˜700 però, la chiesa minacciò di crollare, cosଠi Padri Cappuccini del terzo ordine di San Francesco, il cui convento era aggregato alla stessa chiesa, la fecero ricostruire a proprie spese dalle fondamenta intorno al 1785. L’interno, però, venne completato solo nel 1899 per volontà  del sacerdote Filippo Scelfo, fino allo stato in cui si osserva oggi. L’attiguo convento dei P.P. Cappuccini, invece, rimase in uso fino al 1857 finché non andò completamente in rovina. Una legenda molto diffusa narra che durante la peste del 1624, alcuni abitanti di un centro vicino, invidiosi della prosperità  di Leonforte, depositarono nell’acquasantiera di questa chiesa una pietra appestata per diffondervi il contagio. L’intervento della Madonna del Carmelo, però, avrebbe fatto prosciugare l’acqua salvando la popolazione dal morbo. La Pietra della peste oggi è conservata in una nicchia della parete laterale sopra l’acquasantiera e protetta da una grata metallica. Al suo interno la chiesa, costituita da una sola navata, ospita pregevoli opere tra cui: un olio su tela raffigurante Sant’ Anna, le statue lignee policrome della Madonna del Carmelo, di San Vito e di San Giacomo, tutte opere queste del 1600.


LA CHIESA MADRE

Chiesa Madre Dedicata a San Giovanni Battista, fu costruita su committenza del principe fondatore Nicolò Placido Branciforti nel 1611, e venne posta per volontà  della principessa Caterina sul luogo dove un tempo sorgeva una preesistente chiesetta dalla quale prese il nome. I lavori vennero seguiti dall’architetto romano Alberto Bernarini che operando con maestranze palermitane la portò a termine nel 1659. Tuttavia la chiesa venne portata a compimento solo nel 1740 grazie alla volontà  del principe Ercole che commissionò i lavori ai fratelli Pietro e Paolo D’Urso di Acicatena, facendovi aggiungere l’oratorio del S.S Sacramento dove tutt’oggi si riunisce l’omonima confraternita. In perfetto stile barocco classicheggiante, la Chiesa Madre, ha un prospetto armonico ed elegante ed un’architettura simmetrica. Presenta una larga facciata riccamente decorata con tre porte delimitate da colonne decorate e sormontate da sculture e timpani. In alto termina con due balconate balaustrate in pietra e due grandi volute che raccordano la parte centrale a quelle laterali, mentre alle estremità  del prospetto, sopra due piedistalli, sono garbatamente inserite le statuette marmoree di San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista. Attigua alla chiesa vi è una gradinata smerlata che tende a movimentare la linearità  della facciata, mentre sul lato posteriore la torre campanaria, di forma quadrangolare, presenta una forma architettonica più severa rispetto all’intero complesso. Di stile neoclassico, l’interno, è ricco di ornati in stucco, con tre lunghe navate, sostenute da belle colonne in marmo di Sicilia e capitelli corinzi. Bellissimi i due altari in marmo intarsiato, di cui uno è l’originale altare di San Giovanni Battista della primitiva chiesetta. Ma a rendere questo monumento una vera e propria perla del territorio leonfortese sono le pregevoli opere che nel corso degli anni sono entrati a far parte del suo patrimonio artistico. Nella sacrestia si ammira, infatti, la grande tela raffigurante La cacciata del Tempio di M. A. Raimondi, discepolo di Giulio Romano; nell’oratorio la scultura lignea del Cristo Risorto attribuita niente meno che al Quattrocchi; in uno degli altari laterali si ammira la bellissima “Vara”della Madonna del Carmelo eseguita dall’artista ennese Michele La Greca, mentre la statua della Madonna è attribuita a Gaspare Lo Giudice di Lipari; in ultimo ma non certo meno importante la Chiesa Madre vanta di possedere un celebre organo attribuito a uno dei più grandi “organari”del barocco italiano, il napoletano Donato Del Piano, autore del celebre organo dei Benedettini di Catania: molto piccolo quest’organo possiede un timbro gentile ed armonioso che lo contraddistingue dagli altri organi costruiti nel nord dell’Europa che emanavano un suono molto più grave.


CHIESA DI SAN GIUSEPPE

Particolare della cupola Affrescata Costruita nel 1757 dal sacerdote Tommaso Crimà¬, in quel luogo dove sorgeva un centro di pernottamento, o un antico ospizio, adibito per alloggio dei frati cappuccini. Di chiaro stile settecentesco, con pianta rettangolare ad unica navata fu progettata e costruita, probabilmente da maestranze locali. Sulla facciata esterna domina un ampio portale e una finestra rettangolare riccamente intagliati con cornicioni e cantonali in pietra locale. A chiudere il prospetto sono le tre soggette campanarie e l’imponente orologio, fatto installare dal sindaco Antonio Longo nel 1870. A conferirle grandiosità , tuttavia, sono gli affreschi che dominano al suo, interno nell’abside: Il Sogno di San Giuseppe e La Fuga in Egitto del celebre pittore fiammingo Guglielmo Borremans, caduti, purtroppo, in rovina in seguito a una scossa avvenuta nel 1771, che aprଠuna grande fessura nella parte ove era stata dipinta la gloria del patriarca San Giuseppe. Vennero chiamati pittori di fama per restaurarla, ma si resero incapaci a rifare il verisimile lavoro. Interessanti sono ancora: le pitture della volta di Vincenzo Scilla di Castro Giovanni, risalenti ai primi anni dell’800; l’organo del 1866 costruito da Sebastiano Calceraro; la Via Crucis ad alto rilievo di gesso policromo del 1900 e la cripta sotterranea con ossario, scoperta durante gli ultimi lavori che sono stati eseguiti nella chiesa. Diversi gli interventi che nel corso degli anni ha subito questo monumento: nel 1942 per iniziativa del sacerdote Sinardi prima, e nel 1981 ““ 1988 grazie al sacerdote Lo Castro dopo, sono stati progressivamente rifatti l’altare maggiore, il tetto, le finestre ed è stata portata a nudo la facciata.


LA CHIESA DEI PADRI CAPPUCCINI

Quadro; L’Elezione di Mattia Apostolo di Pietro Novelli Fondata nel 1630 ad opera, probabilmente, degli stessi frati che abitavano l’attiguo convento, la Chiesa dei Padri Cappuccini può essere considerata il sacrario delle memorie storiche dei Leonfortesi. E’ ben noto, infatti, che i Frati Cappuccini, animatori di pace e carità , fossero molto stimati e amati dalla gente della nascente borgata e dallo stesso Principe fondatore, tanto che quest’ultimo scelse le sacre mura della loro chiesa come cappella funeraria della famiglia. Ai piedi dell’altare maggiore si trova, infatti, la tomba del Principe N. Placido, protetta da una lastra di vetro ornata da un bordo di rame che riporta lo stemma della famiglia e la data della sua morte (16 settembre 1661); nella navata laterale si trova il sarcofago di marmo nero di Lidia della principessa Caterina, sua consorte; nella cripta sotterranea, infine, sono sepolti Giuseppe Branciforti, secondo principe di Leonforte, la moglie Caterina e i figli Melchiorre e Baldassarre. A rendere questa chiesa dalla facciata rustica e lineare vera e propria gemma del territorio leonfortese sono le numerose e pregevolissime opere d’arte che arredano e arricchiscono le sue mura. Ad esempio nell’altare maggiore, vi troneggia un’artistica cornice, scolpita con fregi vari, che racchiude la maestosa tela de L’Elezione di Mattia Apostolo del pittore monrealese Pietro Novelli, grande e noto allievo del “divino” Caravaggio. Fra le sue opere questa, certamente, è una delle più ispirate e perfette. Di carattere quasi elogiativo per il visibile stemma dei Branciforti riprodotto sulla colonna con l’epigrafe Dominus fortitudo mea (Il signore è mia forza), è probabile che la maestosa tela fu eseguita dal Novelli in data anteriore al 1632. Ai piedi del grande quadro si osserva il pregevole tabernacolo in legno del Divinissimo, intarsiato di avorio, tartaruga e madreperla riproducente il prospetto di una cattedrale barocca; il paziente lavoro è attribuito al genio del frate Angelo da Mazzarino. Ancora in alto, nelle due nicchie che affiancano la grande tela, sono garbatamente inserite le statue di marmo di San Giuseppe col Bambino e di San Francesco d’Assisi, entrambe pregevoli opere provenienti dal genio di Antonello Gagini o di qualcuno appartenente a quell’eccellente scuola. A comprovarlo sarebbero le relazioni rinvenuteci delle spese fatte dal Principe per la chiesa dei Cappuccini: risulta, infatti, che per l’acquisto di queste due statue spese 40 onze, somma dimostrante, comunque, che doveva certo trattarsi di opere provenienti da un valente artista. Nella navata laterale un prezioso portale di marmo scolpito con fregi vari e stemma dei Branciforti, datato nel 1647, orna la cappella della principessa; alla sua destra si ammira, il S.S. Crocefisso in legno, chiamato dai fedeli “Il Padre della Provvidenza”, attribuito a un altro importante artista del tempo, frate Umile da Petralia. Nella Sagrestia della Chiesa si trova un grande mobile per paramenti in pregevole legno di pino, intarsiato con riquadro dipinto a smalto su metallo raffigurante l’immagine dell’Addolorata. Gli abili esecutori, forse dei frati Leonfortesi, hanno lasciato la data di costruzione, anno 1759. Inoltre, secondo degli storici, fino agli inizi del “˜900, facevano parte del patrimonio della Chiesa un trittico di legno raffigurante Il Giudizio Universale, attribuito al Beato Angelico, e un piccolo quadro (10 x 15) a olio rappresentante La Fuga in Egitto, niente meno che del “divino” Raffaello, dono di nozze del Papa Urbano VIII alla nipote Caterina Branciforti. Queste importanti opere, lasciati alla chiesa, furono prelevati dalla famiglia Li Destri che si avvalse del patrimonio laicale, acquisito con l’atto di vendita del 1842.


LA CHIESA DI SANTO STEFANO

Eretta per volere di G.B. Falciglia nel 1657, sul luogo dove già  sorgeva una chiesetta del periodo normanno; nel 1772, per volontà  del Sac. G. B. Lambusta, fu ricostruita sotto la direzione del capomastro C. Saitta nelle forme attuali. La facciata squadrata in pietra locale, di stile settecentesco, è lineare con finestre e portali scolpiti a bassorilievo; il campanile quadrangolare, di epoca più antica, presenta una copertura confidale con disegni geometrici a mosaico policromo. L’interno a pianta ottagonale, con volta divisa a vele, decorato con stucchi bianchi e dorati da Pietro D’Urso nel 1758, custodisce il sarcofago del primo fondatore, un pregevole organo ed una tela all’altare maggiore, di autore.

6 pensieri riguardo “Le chiese

    • 16 novembre 2016 in 11:09
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      Thank you for very nice test of these two lenses – I have Sigma and I’m using it with a55 almost one year and by my opinion it is very capable even with 24MP of a77.Pavel S

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    • 22 febbraio 2017 in 09:03
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    • 27 marzo 2017 in 15:37
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      Gracias a tí, muchas madres hemos encontrado consuelo para nuestro dolor insoportable. Y… yo sigo apoyandome en tíGRACIAS por estar siempre ahí cuando te necesito.Un besazo

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