Monumenti

PALAZZO BRANCIFORTI

Il palazzo Branciforti, costruito nel secondo decennio del 1600, simbolo di potenza e autorità, è al centro della città antica. Il “castello”, cosi chiamato per la posizione, per i bastoni e i merli, era una dimora fastosa che si diceva avesse 365 ambienti, tanti quanto sono i giorni dell’ anno. Ai lati due grandi candelabri in ghisa illuminavano nel passato l’ ingresso. Dai balconi degli ambienti di rappresentanza lo sguardo cade sulla Granfonte costruita come un prospetto scenico. Lavorarono alla sua realizzazione maestranze romane e palermitane sotto la direzione di tre capomastri ennesi: Gianguzzo, lo stesso che curó la Piazza, Inglese e Calí. Ë una grande costruzione quadrangolare a due piani di stile seicentesco, con vastissimo cortile interno, anch’esso quadrato, finestre a piano terra e balconi con mensole scolpite al primo piano. Elegante il manieristico portale a bugne, con motivi figuranti sui pennacchi e sulle mensole del sovrastante balcone centrale, sul quale sono scolpite armi e trofei da guerra attribuite allo scultore romano Fabio Salviati. Oggi il “castello” svilito da crolli, distruzioni e modifiche ha perso il suo prestigio, resta tuttavia con la sua importanza e con il suo fascino a testimoniare un passato che fa parte della storia di Leonforte

LA SCUDERIA

Testimonianza della grande passione che il Principe Nicoló nutrí per i cavalli è la Scuderia, l’altro superbo edificio che si affaccia alla piazza Soprana e che fu fatto costruire nel 1628 da maestranze romane e palermitane. Nel maggio del 1714 Vittorio Amedeo di Savoia,re di Sicilia, ospite a Leonforte, dopo una visita alla Scuderia la definì “magnifica” e degna di essere paragonata alle sue scuderie di Torino. Nella scuderia vi erano 202 cavalli di razza spagnola e germanica. All’esterno presenta un grande portale bugnato, al di sopra del quale è racchiuso, all’interno di una conchiglia, il busto raffigurante l’effige del Principe fondatore, l’unica pervenutaci. Ma anche questa bella struttura, nel corso del tempo, ha subito un progressivo deterioramento, tanto che l’intero fabbricato, non molti anni fa, venne adibito a magazzino. Vista Prospettica del Palazzo Branciforti e della scuderia

LA GRANFONTE

Fatta costruire nel 1651, questa maestosa fontana di stile barocco costituì il luogo di riunione abituale della popolazione; infatti, venne ubicata nella preesistente Piazza Sottana, cuore del centro abitato. Secondo la tradizione fu costruita sui resti di un’antica fontana araba, il Fonte di Tavi, lo testimonierebbero, secondo alcuni studiosi, i comparativi TUTIOR SPLENDIDIOR (più sicura, più bella), che si leggono sul prospetto e le due lanterne, come a voler dire che il Principe non osò spegnere l’antica Fonte, ma soltanto renderla più solida e più bella. L’opera, attribuita all’architet. palermitano Smiriglio, venne situata in quel sito, in seguito ad un accurato studio prospettico concepito, e poi sviluppato, dal balcone centrale del Palazzo Branciforti che domina in alto. Divenne, quindi, un grande palcoscenico e una prestigiosa cornice. La Fonte, comunque, non nacque solo come splendido monumento che rendeva prestigioso il nuovo centro abitato, ma anche come abbeveratoio pubblico per gli animali che si dissetavano nell’ampia vasca. La popolazione invece attingeva l’acqua, dalla venticinquesima cannella e da un’altra pregevole fontana che si trovava dinanzi la Porta Palermo, quest’ultima, purtroppo, è scomparsa, insieme ad altri pregevoli monumenti, a causa della catastrofica alluvione, avvenuta nel 1740.

LA FONTANA DELLE NINFE

Ubicata nell’omonimo giardino intorno al 1636, questa monumentale fontana risponde a un preciso disegno culturale di N. Placido Branciforti: di voler mantenere, viva quella tradizione mitologica che voleva questi luoghi abitati dalle Ninfe. Il monumento è stato costruito da artisti romani in perfetto stile barocco classicheggiante, durante i primi anni di vita di Leonforte. Nella fontana vi sono due statue di pregevole fattura, in marmo bianco, rappresentano il dio Crisa e la dea Artemide. Crisa, è rappresentato con una cornucopia ricolma di frutti come a simboleggiare la ricchezza della zona. Artemide, con l’ arco e la faretra, è li a ricordare i boschi con i cervi, le lepri, i conigli e le pernici. La fontana è circondata dal giardino delle Ninfe. Questo monte, secondo la mitologia, è il monte Ereo, il posto dove vivevano le Ninfe e le Naiadi che aiutavano nella caccia Artemide e coinvolgevano in intrecci amorosi il dio del luogo, Crisa. Caratterizzata da un’alta voluta, la fontana presenta al centro un arco che sormonta un’ampia roccia dalla quale fuoriesce la severa testa di un leone rilevata, probabilmente, da una preesistente opera scultorea inserita con garbo nel contesto barocco, alcuni studiosi pensano che si tratti dei resti della fonte di tavi. L’acqua, fuoriuscendo dalla bocca del leone, si riversava nella vasca poligonale rivestita con piastrelle di maiolica di colore bianco e azzurro. Di fronte la Fontana delle Ninfe, e dentro, l’omonimo giardino si trova qualche approssimato rudere di un’altra fonte, detta dei “Malati”, così chiamata perché secondo le credenze popolari riversava acqua che avrebbe avuto qualità taumaturgiche; ma in realtà si trattava solo di un’acqua più limpida e leggera delle altre.

L’ORTO BOTANICO

Porta Palermo e ingresso all’orto Botanico Nei primi decenni del 600 per volontà di Placidi Blanciforti, veniva strutturato all periferia di Leonforte, nei pressi di Porta Palermo, il “Giardino Grande”. Oggi pur non riuscendo ad immaginare la passata bellezza del giardino, chi va a visitarlo viene colpito dagli aranci, dagli arbusti ornamentali e dai resti di monumenti e di fontane che affiorano da un groviglio di rovi. Fontane in mezzo ai fiori, giochi d’ acqua, statue di marmo, sedili, messaggi trasmessi da epigrafi, figure allegoriche e ceramiche, per lo più azzurre, che decoravano angoli di frescura grondanti di Capolvenere, costeggiavano un dedalo di vialetti che conduceva al “boschetto di aranci, limoni, melograni e altri squisiti frutti. Nei pressi, da un viale con dodici sculture che rappresentavano i venti, si arrivava al “padiglione”. Era questo un “parterre”, con sedili al coperto, che al cento aveva una superba fontana in marmo le cui acque zampillavano dalle bocche di “animali graziosamente scolpiti” come anatre, colombi e lepri.

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