Sant’Antonino alla Proloco di Leonforte

sant antonio abateLeonforte. Nino, Ninuzzu, “˜Ntonio, Antonino nomi diversi per santi diversi. Cosଠfunzionava a Leonforte dove il culto per i santi Antonio era molto sentito. Di santi Antonio una volta se ne contavano due, lo abbiamo appreso nella lezione che ha anticipato la festa del 13, dai professori Maria e Nigrelli e dagli interventi degli astanti. C’era sant’Antonio Abate del 250/300 d.C. protettore degli animali. Portato in spalla di stalla in stalla benediva e accoglieva pure in chiesa bestie d’ogni fattezza fino al 1950, quando i quadrupedi in chiesa per indiscusso decreto non poterono più entrare. “Mia mamma lo chiamava il santo dei porci perché con un porcellino veniva raffigurato” racconta la professoressa Maria “e ancora mi ricordo di quanti in chiesa il 17 gennaio, giorno della sua festa, portavano sottobraccio gatti, pecore, galline e bestiole d’ ogni specie”. Questo assieme ai santi Lucia e Domenico perse la dimora voluta dal principe Ercole e costruita dagli Scolopi di don Catania nell’alluvione del 1809. La dimora sorgeva nell’attuale scala Crispi e comprendeva pure il Piano dei Calderai ma di essa nulla rimane se non gli arredi passati alla chiesa Madre. Sant’Antonio da Padova invece sebbene subଠgli attacchi del tempo e dell’incuria ancora oggi resiste. Sant’Antonio originario di Lisbona giunse a Padova da viandante, passando per la Sicilia che molto lo amò. Oggi da profugo sarebbe stato di certo rilegato in un Cara. Il nostro pellegrinò vestendo il saio francescano a Padova predicò e miracolò. 13 miracoli in vita gli furono dalla Chiesa riconosciuti. La chiesa di Sant’Antonio fu cappella palatina e il coro e il passetto e il giardinello creavano un armonioso disegno distrutto dalle politiche del 1954 che sacrificarono l’arte alla scuola. Il professore Nigrelli ha ricordato il furto della statua alla vicina Assoro che meritò ai giovanotti una bolla di scomunica di Urbano VIII, ma non trovandosi i colpevoli la bolla fu vana. E della fiera del bestiame con i necessaria e dei bummuli e delle quartare e dei friscaletta che solo per Sant’Antantonino si potevano comprare si è pure detto e delle tovaglie bianche, legate all’idropsia del santo e del pane miracoloso e soprattutto delle pietruzze maritali si è molto cuntato. Le giovinette da marito che volevano accelerare i tempi due opzioni avevano o il santo o la fuitina”¦

Grabriella Grasso

Fonte: Vivienna.it

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