Successo al “Sipario blu” di Catania della compagnia Nct Il Canovaccio

Il 26 e il 27 Febbraio il “Sipario blu” dell’omonimo teatro di Catania si è aperto su una vivace scenografia, allestita per richiamare l’atmosfera della classica commedia all’italiana degli anni ’50-’70. A questa cornice e a questo genere la NCT il Canovaccio ha voluto affidare l’ennesima scommessa, vinta peraltro in una partita giocata fuori casa, dove ““ miracoli dell’arte ““ il pubblico non solo è stato amico, ma ha espresso il suo apprezzamento con sonori applausi finali in entrambe le serate. Gli elementi di questo successo sono stati: la bravura e l’affiatamento dei membri della NCT il Canovaccio; l’ottima organizzazione affidata alla compagnia teatrale “La Fenice” di Catania; la ricetta brillante dei “Biscotti alle Noci” di Criscione; l’acuta intuizione del regista Sandro Rossino d’impreziosire l’intera rappresentazione con le musiche del Quartetto Cetra che sono riuscite a creare un’alchimia, inspiegabile a parole, con le movenze mimiche degli attori, tanto da esternare alla perfezione gi stati d’animo più intimi e profondi dei personaggi. Commedia all’italiana, si diceva, ossia quel genere che tra gli anni ’50 e ’70 ha saputo raccontare la realtà  italiana nelle sue diverse sfaccettature, riuscendo a fare di questo genere non un sinonimo di disimpegno, ma un’occasione di lucida e scanzonata satira dei classici costumi e comportamenti italiani. In quest’ottica va inquadrata la brillante e arguta interpretazione di Sandro Rossino che ha fatto del Dott. Sallanà  il prototipo del classico uomo “medio-borghese” italiano. Si tratta di un segretario comunale distinto e sobrio, moderato ed equilibrato, certamente, ma pur sempre anche di un “maschio italiano”, al quale non si può chiedere di occultare la propria natura di “casanova” se l’occasione è propizia. L’opportunità  di svelare queste proverbiali doti da seduttore viene dalla forzata convivenza con la Signora Anna Saltarelli che una spigliata e sofisticata Loredana Lo Pumo ha saputo rappresentare in tutte le sue sfaccettature: signora dalla irreprensibile moralità  “coniugale” e, però, sensibile come tutte le donne  al fascino del corteggiamento, nonché vanesia al punto giusto. Da segnalare l’ottima complicità  “formale” che Rossino e Lo Pumo hanno saputo creare tra loro, rendendo i signori Sallanà  e Saltarelli dei veri e propri estranei ““ conniventi. I due, trasferitesi a Palermo per motivi di lavoro, sono convinti ad affittare lo stesso appartamento dallo spregiudicato Agente Specchi, interpretato da Alessandro Todaro che in modo davvero convincente ha saputo essere tanto arrogante e spregiudicato nel convincere i due clienti alla convivenza, quanto vile e pauroso di fronte al precipitare degli eventi. La forzata convivenza dei due protagonisti è, invece, dovuta alla riluttanza della Signorina Polentini verso i single, zitella attempata e bonacciona che vive del potere riflesso del fratello Arciprete, vera autorità  nella zona come si “confà “ ad uomo di Chiesa del suo rango. A portarla in scena un’esilarante Sonia Inveninato che, da vera caratterista, ha saputo mantenersi entro i confini di una appropriata esuberanza, senza scadere mai nel ridicolo. In ogni stabile che si rispetti, poi, non può di certo mancare il portiere tuttofare e sempliciotto; a prestargli il volto Federico Fiorenza che ha mescolato in modo magistrale la genuinità  “paesana” del suo personaggio con una punta di critica mordace affidata esclusivamente alla mimica. In questo divertente gioco degli equivoci merita di essere segnalata la prestazione di Floriana Todaro nei panni della zia Pina; la profumatissima, ingioiellata e strampalata zia che esiste nelle migliori famiglie italiane e che non ha tra i suoi pregi la discrezione. Proprio la zia Pina, infatti, informa Rocco Saltarelli della convivenza tra la moglie e il dott. Sallanà . Al veemente Rosario Lo Grasso è toccato, cosà¬, portare in scena tutti i pregi e i difetti del classico uomo italiano ““ ancor più siciliano ““ “marito geloso di professione”, attraverso movenze e gestualità  in cui ogni uomo presente in sala non ha fatto fatica ad immedesimarsi, immaginandosi nella stessa situazione. A chiudere questa carrellata di personaggi la bella e gelosa moglie di Sallanà , affidata alla buona prova di Azzurra Drago. Vale la pena di sottolineare, tuttavia, che il vero ingrediente di questo successo è stata la raffinata ironia che il regista S. Rossino ha voluto e saputo infondere all’intera rappresentazione. “Nessuna volgarità  in questa commedia”, urla Anna Saltarelli all’inizio del I atto; cosà¬, per quasi due ore e con ritmo incalzante, va in scena una commedia sofisticata e, tuttavia, resa popolare dalla capacità  degli interpreti di presentare, attraverso il loro microcosmo, il multiforme universo dell'”italianità “; Quartetto Cetra compreso.

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